Isolando nel sangue le cellule tumorali e analizzando le caratteristiche molecolari, si potrebbe in futuro sapere in anticipo se il tumore può diffondersi in altri organi. Una ricerca italiana su Scientific Reports.

CON un semplice prelievo di sangue si potrebbe prevedere con molto anticipo se il tumore al seno può generare metastasi e quindi diffondersi ad altri organi. È la speranza aperta da una serie di studi condotti dalla Scuola di Medicina dell’Università di Bari e pubblicati sulla rivista Scientific Reports, che va ad aggiungersi a quel filone di ricerche il cui obiettivo è comprendere il profilo molecolare dei tumori. La scoperta è stata compiuta presso il Centro Ricerche Oncogenomiche (CROG) diretto da Franco Silvestris, professore di oncologia medica dell’Università di Bari.

Lo studio

Ma in cosa consiste la biopsia liquida? L’obiettivo è studiare le caratteristiche biologiche dei tumori attraverso un prelievo del sangue, cioè isolando nel sangue le cellule tumorali circolanti e studiando le caratteristiche molecolari del loro genoma. “Oggi molti studi mirano a identificare i cosiddetti biomarcatori per poter scoprire precocemente il tumore o capire quale possa essere la sua evoluzione”, spiega Silvestris. “Nel nostro studio abbiamo isolato le cellule tumorali in 17 donne con tumore al seno e abbiamo visto se all’interno fossero presenti delle alterazioni di alcuni geni.  Precisamente, abbiamo studiato circa 50 geni, cioè quelli che sono correlati in maniera predominante allo sviluppo di vari tipi di cancro, e abbiamo analizzato quasi 2800 mutazioni. La maggior parte delle pazienti presentava metastasi e, proprio in queste donne, in quattro geni sono state osservate delle mutazioni ricorrenti che molto probabilmente sono associate alla formazione di metastasi”.

Risultati importanti, ma ancora preliminari

Per ora lo studio ha riguardato solo pazienti con tumore al seno, ma potrà essere applicato ad altri tumori, soprattutto a quelli con elevato potenziale nella formazione delle metastasi che rappresentano la più grave complicanza nella biologia dei tumori. Lo studio presenta, però, dei limiti: in particolare, il numero di pazienti preso in considerazione è molto piccolo. “Ma c’è da dire – osserva il ricercatore – che il numero di mutazioni studiate è abbastanza alto. Nella maggior parte dei casi in cui si effettua, la biopsia liquida è di tipo quantitativo: si contano, cioè, le cellule tumorali circolanti prima e dopo la terapia oncologica. In questo modo, si cerca di capire se il tumore risponde o meno al trattamento. Molti studi come il nostro, invece, mirano a una biopsia liquida di tipo qualitativo che potrebbe fornire informazioni in più. Poter conoscere in anticipo le proprietà metastatiche del tumore tramite il prelievo del sangue non solo può permettere di attivare nuove strategie cliniche ma, nel caso in cui le cellule tumorali circolanti non presentino tali mutazioni, potremmo essere in grado di rassicurare i pazienti – sottolinea Silvestris – e questo potrebbe avere un impatto significativo sulla loro vita dal punto di vista psicologico”. La speranza, infatti, è arrivare in futuro a identificare nelle pazienti con tumore al seno queste mutazioni attraverso un semplice prelievo del sangue, e poter così avere un indizio molecolare dell’eventuale possibilità che il tumore sviluppi metastasi. “Ovviamente – conclude Silvestris – si tratta di una probabilità e non di una certezza e sono necessari ulteriori studi”.

FONTE ARTICOLO:

https://www.repubblica.it/dossier/salute/saluteseno/2020/02/10/news/tumore_al_seno_biopsia_liquida_per_scoprire_se_il_cancro_potra_sviluppare_metastasi-248263827/