«Noi imprenditori abbiamo una grande responsabilità sociale: dobbiamo prendere le redini della situazione e attivare un circolo virtuoso nel nostro territorio». A parlare è Franco Smania, titolare e amministratore delegato di Smania Group, realtà con esperienza trentennale nel campo della logistica, spedizioni e trasporti che ha scelto di investire nella prevenzione. Sabato 15 maggio Smania Group ospiterà infatti la clinica di WelfareCare, dando la possibilità a 50 donne di sottoporsi ad una mammografia o ecografia con consegna immediata del referto. 

Perché Smania Group ha deciso di investire in quest’iniziativa di welfare aziendale?

«Per più di un motivo. Al primo posto c’è il benessere dei nostri dipendenti e l’attenzione ai nostri clienti. Non nascondo che c’è il ritorno di visibilità in termini di marketing, ma la spinta più forte che ci ha determinati ad abbracciare questo progetto è la forte valenza sociale dell’iniziativa.». 

Qual è la percentuale di dipendenti donne in Smania Group e a chi avete scelto di regalare l’opportunità di uno screening gratuito per la prevenzione del tumore al seno?

«In Smania Group il 50 per cento del personale è composto da donne. Oltre a dare la possibilità alle nostre collaboratrici di aderire all’evento abbiamo aperto l’invito alle familiari di tutti i nostri dipendenti, per garantire a tutti la possibilità di fare prevenzione all’interno delle proprie famiglie. L’invito è stato inoltre esteso ad alcune delle nostre clienti interessate. E posso già dire che c’è stata una buona risposta». 

È la prima volta che Smania Group sostiene ed ospita un evento sul tema della prevenzione?

«Sì, è la prima volta che ospitiamo un’iniziativa di questo genere, ma l’attenzione al territorio c’è sempre stata. Durante la fase acuta dell’emergenza Coronavirus abbiamo ad esempio organizzato un’attività di crowdfunding che ci ha permesso di fare una donazione al Comune di Castello di Godego per aiutare le persone in difficoltà». 

Qual è il messaggio che Smania Group vuole diffondere oggi?

«Assumiamoci tutti la responsabilità di migliorare il nostro territorio. Noi, ad esempio, nel nostro piccolo ci impegniamo ogni giorno per ridurre il nostro impatto ambientale: usiamo borracce, tazze, bicchieri di carta al posto della plastica. La sostenibilità parte da noi. Lo stesso vale per la salute e per l’economia». 

Come state affrontando la ripresa? 

«Per noi l’attività è ripartita alla grande da gennaio. Certo, non possiamo fare il confronto con il 2020, anno di rallentamento generalizzato. Ma se rapportiamo l’andamento attuale con il 2019 stiamo andando molto bene. Questo è dovuto ad una presa di coscienza da parte delle imprese, molte delle quali hanno deciso di far rientrare la produzione dall’estero in Italia, o comunque di mantenerla entro i confini europei. La tendenza al reshoring è determinata dalla consapevolezza che mantenendo la produzione in Europa ci sono meno rischi rispetto alla localizzazione della merce in Cina, dove sono emerse difficoltà di gestione. Tutti abbiamo ancora in mente l’immagine della nave che ha bloccato per una settimana il canale di Suez. Sono eventi che dobbiamo evitare».

Investire nel proprio territorio porta benefici anche economici?

«Ricordiamoci che siamo tutti interconnessi. Se le imprese creano posti di lavoro in Italia, guardando al territorio, si creano posti di lavoro e benessere per persone che poi spendono qui. Tutti beneficiamo dagli investimenti a favore della nostra comunità. Dobbiamo continuare ad avere un orizzonte globale, con il cuore nel locale».