La diagnosi era arrivata con appena 15 giorni di distanza e la madre si riteneva responsabile della malattia della figlia.

UNA diagnosi di tumore per entrambe, mamma e figlia, a soli 15 giorni di distanza. È la storia di Sandra e Emma, che nel 2014 hanno scoperto di avere un tumore al seno. “Possiamo chiamarlo caso o destino – dice Sandra – ma, sia a me sia a mia figlia Emma, il tumore aveva colpito il seno sinistro. È stato un periodo difficile: quello di mia figlia era un tumore molto più grande del mio e sono stata assalita dai sensi di colpa per la possibilità di averle trasmesso geneticamente il rischio di ammalarsi.

La scoperta del tumore.

Sandra aveva 65 anni e, durante un semplice controllo di routine, ebbe la notizia della presenza di un nodulo al seno: “Era piccolo, inferiore al centimetro, ma mi dissero che bisognava toglierlo”, racconta. “Poi, parlai anche con il mio medico curante e fu lui a consigliare a mia figlia, che all’epoca aveva 38 anni, di fare un’ecografia”. Emma, infatti, non rientrava nel programma di screening mammografico che è rivolto alle donne tra i 50 e i 69 anni (in alcune regioni esteso anche a coloro che rientrano nelle fasce di età 45-49 e 70-74). “Così – ricorda Emma – ho prenotato privatamente un’ecografia. Ero tranquilla e andai da sola all’appuntamento. Ma appena il radiologo guardò il referto, mi fece fare subito una mammografia: era un carcinoma infiltrante e avrei dovuto fare la mastectomia”.

Una storia parallela.

Da questo momento ha inizio una storia parallela. Sandra si è sottoposta all’intervento di quadrantectomia e alla sola radioterapia, mentre Emma ha dovuto asportare il seno sinistro, seguito dalla ricostruzione, e fare la chemioterapia. “Mia figlia – racconta Sandra – è stata operata 15 giorni dopo di me e io mi sentivo sempre più in colpa anche perché stavo meglio di lei. Una situazione per me insostenibile: il mio tumore l’ho vissuto solo per 15 giorni, poi ogni mio pensiero era rivolto a lei, una donna giovane con una bimba piccola”.

L’aiuto della psicoterapia.

Ad aiutare Sandra è stata la psicoterapia. Un aiuto reso possibile grazie all’associazione Corri la Vita Onlus, che raccoglie fondi per finanziare progetti dedicati alla prevenzione e alla cura del tumore al seno e, come è stato per Sandra, alla riabilitazione psicofisica insieme al Centro Riabilitazione Oncologica di Villa delle Rose e alla Lilt (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori). “Per mia mamma – racconta Emma – l’associazione è stata un punto di riferimento e lei stessa è diventata volontaria”. Sandra ha seguito sia un percorso individuale di psicoterapia, sia uno di gruppo: “L’esperienza del gruppo di ascolto mi ha fatto conoscere persone completamente diverse da me con le quali è nata una bellissima amicizia che dura ancora oggi. Spesso – racconta – dopo le sedute provavo rabbia per la mia situazione, ma è stato un percorso utile che mi ha aiutato molto e, insieme alla scrittura che è uno dei miei passatempi preferiti, mi ha permesso di superare questo momento difficile. Anche quest’anno, quindi, parteciperò alla manifestazione sportiva non competitiva dell’associazione, perché il lavoro dei volontari è fondamentale e importante per tutti”.

Fonte Testo: repubblica.it / Salute Seno.

Articolo di: Maria Teresa Bradascio

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