«In Italia 54mila donne all’anno sono colpite da un carcinoma mammario, l’equivalente di 1 su 9. Ciò significa che quando siamo fila al supermercato, o durante una riunione di condominio, o in molte altre situazioni, c’è una donna che nel corso della sua vita si ammalerà di tumore al seno». È il dottor Angelo Giacomazzi, chirurgo senologo, vice presidente dell’associazione Fiori di Cactus onlus nonché consigliere comunale con delega alla sanità e ai servizi socio – sanitari di Camposampiero, a spiegare quanto sia diffuso il tumore al seno.

Qual è la miglior forma di prevenzione?

«Le possibilità di cura dipendono da tanti fattori ma sono influenzate soprattutto dalla diagnosi precoce. La prevenzione primaria, che consiste nell’alimentazione e nello stile di vita, non è efficace, mentre la prevenzione secondaria, ossia la diagnosi precoce, ha un’altissima efficacia». 

Come avviene la diagnosi precoce?

«La diagnosi precoce è strumentale: consiste nella mammografia ed ecografia. Ci sono anche segnali clinici che vengono valutati con l’ispezione a braccia sollevate o tramite l’autopalpazione, anche questa valutazione ha un valore, ma è secondario rispetto alla diagnosi strumentale». 

Quando si fa l’ecografia e quando la mammografia?

«La mammella è un organo denso e duro, come grappolo: col passare degli anni la ghiandola mammaria, inizialmente molto dura, viene sostituita dal grasso che si introduce all’interno, rendendo l’organo meno compatto: ciò favorisce l’indagine diagnostica. Per le donne molto giovani non ha senso né la mammografia né l’ecografia, è sufficiente l’autopalpazione. Se la donna ha almeno 35 anni e ha un seno molto compatto e duro, è indicata l’ecografia, perché, pur non essendo un’indagine esaustiva, è un esame che dà una risposta individuando eventuali nodi, cisti e lipomi, anche in caso di densità. Salendo con l’età si può fare la mammografia, un esame completo ed esaustivo con cui si individua ogni eventuale anomalia. Questo esame a una specificità del 100 per cento perché tutto ciò che emerge di anomalo è legato al tumore al seno. In alternativa c’è la risonanza, che trova ogni anomalia al 100 per cento, ma individua anche criticità non legate al cancro, e dev’essere seguita da una biopsia e dunque da altre indagini mentre la mammografia, per quanto riguarda il tumore al seno, è un esame completo. Nei casi dell’ecografia e della mammografia si tratta di esami consigliati, anche perché non invasivi». 

Quanto conta la predisposizione genetica? 

«La storia genetica di ogni persona influisce. Infatti, se una donna ha una predisposizione familiare verificata è opportuno anticipare la diagnosi, sottoponendo la donna ad esami precoci sin dai vent’anni, con possibilità di effettuare anche la mammografia. 

Quanto efficace è la diagnosi strumentale?

«Da un tumore individuato in fase iniziale si può guarire grazie ad una pianificazione ottimale delle opzioni terapeutiche disponibili, con un miglioramento progressivo della sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi, che negli anni ha raggiunto livelli che si collocano intorno all’87 per cento». 

Com’è la situazione dei servizi sanitari nel territorio di Camposampiero?

«Anni fa a Camposampiero c’era la seconda Senologia del veneto in base ai dati Agenas –  Agenzia Nazionale per i servizi sanitari Regionali. Qui venivano fatte le ricostruzioni immediate del seno. C’era un team formato da un senologo oltre che un radiologo per l’indagine clinica e strumentale. Il problema è che con il pensionamento del chirurgo e il trasferimento del radiologo a Cittadella, qui a Camposampiero mancano le strumentazioni per permettere ad una donna che non rientra nel programma di screening di effettuare la mammografia con il SSN, deve andare a Cittadella o in centri privati a pagamento. Ma tra pochi mesi la chirurgia Oncoplastica, che è rimasta sempre attiva a Camposampiero, verrà supportata da una nuova esperta radiologa. 

Con quale frequenza è consigliato sottoporsi ad indagini strumentali?

«Ogni due anni circa. Se viene fatta una diagnosi di sospetto si procede con accertamento microistologico, seguendo tutte le attenzioni per effettuare un intervento il meno invasivo possibile».